La differenza tra bambino immaginario e bambino reale
- giorgiamaltinti
- 19 dic 2024
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 8 gen 2025

Aspettare un figlio non significa acquisire immediatamente la genitorialità perché non sempre la dimensione biologica va di pari passo con quella psicologica. Genitori quindi non si diventa, dal momento in cui nasce il figlio, ma lo si diventa attraverso un lungo processo.
Come sostiene Stern, il processo di diventare genitori implica la revisione di:
il rapporto della madre/del padre con sua madre/suo padre;
il rapporto della donna/dell'uomo con sé stessa/o in quanto madre/padre;
il rapporto con il futuro bambino.
Tutte queste domande possono generare una messa in discussione, una "crisi", fondamentale e necessaria per diventare genitori.
All'interno di questo processo e durante tutto il periodo della gravidanza, i genitori non solo compiono un lavoro su se stessi, ma si formano anche un'immagine del bambino che avranno (il cosiddetto bambino immaginario), immagine che si scontrerà dopo la nascita del bambino reale.
Prima ancora di nascere ed esistere, i genitori si formeranno nella loro mente un'immagine del bambino che nascerà connotandolo con determinate caratteristiche fisiche e temperamentali. Questa immagine, ben vivida e chiara nelle loro menti, si scontrerà però con il bambino reale che nascerà. Questo infatti potrebbe non rispiecchiare l'immagine che i genitori si erano costruiti: servirà così un periodo di conoscenza reciproca per conoscere il bambino reale nei suoi bisogni e aspetti specifici, riconoscendolo per come è e non per come noi pensiamo che sia o vogliamo che sia.
Cosa succede però se il carico delle aspettative supera quello delle possibilità?
I genitori, non consapevolmente e non volontariamente, proiettano sul figlio le aspettative che si erano creati riguardo al bambino che si erano immaginati e potranno rimanere delusi nell'accorgersi che il bambino immaginario non corrisponde a quello reale.
La cosa più importante che possiamo fare è non chiedergli di diventare o essere quello che noi vogliamo che sia, ma essere semplicemente la sua base sicura, il suo porto in cui poter approdare per ripararsi quando fuori vi è la tempesta.
Essere una base sicura significa quindi offrire al nostro bambino una base di appoggio, d'amore, di sicurezza, di affetto e di regiole che gli permetta di sperimentare il mondo sapendo di avere una base sicura a cui far ritorno nei momenti in cui si sente meno sicuro.

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